..^Poesia^..

Capirete allora quello slancio per cui uno, in questo accecamento di generosità, prende a un tratto una persona che non è nemmeno degna di lui sotto nessun rapporto, una persona dalla quale è profondamente incompreso e che è pronta, alla prima occasione, a tormentarlo fino all’esaurimento, e ad onta di tutto, incarni in essa un dato ideale, il proprio sogno, riunisca in lei tutte le proprie speranze, la veneri, l’ami tutta la vita, senza minimamente sapere per che cosa: forse proprio perchè è indegna di tutto questo, oh come ho sofferto tutta la vita…

F. Dostoevskij               – Gli Indemoniati-

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va
Fosse di un attimo appena
Sarebbe con me tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole
Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove

Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale
Ed in costante contatto radio
Abbiamo preso la provinciale
Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera
Nascosto bene la nostra auto c’asse vedesse che non c’era
E abbiam montato l’autovelox e fatto multe senza pietà
A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 di età
E preso uno senza patente
Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava
La provinciale sembrava un forno
C’era l’asfalto che tremolava e che sbiadivo tutto lo sfondo
Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio
Di quei ragazzi morti ammazzati
Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone
Che han fatto a pezzi con l’esplosivo
Che se non serve per cose buone
Può diventar così cattivo che dopo quasi non resta niente
Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise
Che tante volte ci vanno strette
Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette
E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese
Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese
E c’è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù
E farla scendere è una parola, se chi ci ammazza prende di più
Di quel che prende la brava gente
Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante
Ma quanto tempo dovrà passare per star seduto su una volante
La voce in radio ci fa tremare, che di coraggio ne abbiamo tanto
Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti
Con il coraggio della paura, e questo è quel che succede adesso
Che poi se c’è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente
Minchia signor tenente per cui se pensa che c’ho vent’anni
Credo che proprio non mi dà torto
Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto
E glielo dico sinceramente
Minchia signor tenente

 

G. Faletti

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Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Fosse cent’anni o duecento, è un attimo che va
fosse di un attimo appena, sarebbe com’è.
Tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole
tutti aggrappati ad un filo, e non sappiamo dove.


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